Guerra e caro materiali, Maragno: “Strumenti ad hoc contro spirale inflattiva”

La sezione regionale dei costruttori edili di Confindustria Basilicata  lancia l’allarme sul rincaro dei prezzi delle materie prime per effetto della guerra in Medio Oriente.

“Il conflitto in atto – spiega il presidente di Ance Basilicata, Gianni Maragno – sta generando ripercussioni, sia dirette che indirette, su tutta la filiera a causa dell’innalzamento dei  costi dei materiali da costruzione: non solo derivati petrolchimici come il bitume, ma anche altri come l’acciaio e altri componenti soggetti a trasporto”. Preoccupa soprattutto l’incertezza sui mercati con l’impossibilità di prevedere  l’evoluzione dei fenomeni in atto e il perdurare dei fattori che minacciano le catene di approvvigionamento e innescano volatilità nei prezzi.

“In pochi anni – aggiunge Maragno – siamo di fronte al terzo picco della spirale inflattiva che mette nuovamente a rischio la stabilità dei contratti. Desta ulteriore apprensione il fatto che questa dinamica distorsiva arrivi in un momento cruciale per il comparto delle costruzioni   interessato dalla finalizzazione degli interventi del Pnrr”.

I costruttori edili di Confindustria Basilicata sostengono quindi le ragioni e l’urgenza della proposta avanzata da Ance a livello nazionale: oltre alle misure sui costi energetici, vanno valutati  interventi ad hoc di contrasto alle speculazioni per evitare effetti distorsivi sui costi dei cantieri e sulla sostenibilità economica delle imprese, così come  già avvenuto durante la crisi legata alla guerra in Ucraina. In particolare, si auspica l’introduzione di uno strumento in grado di sterilizzare l’aumento del gettito fiscale generato dall’incremento dei prezzi delle materie prime e di estendere questo meccanismo a tutti i materiali che risentono, direttamente o indirettamente, delle tensioni internazionali.

“E’ importante che si intervenga tempestivamente – conclude Maragno – per evitare che si inneschino dinamiche pericolose che, in uno scenario di crisi geopolitica prolungata,  finirebbero per incidere sulla tenuta delle imprese del settore in un momento in cui l’edilizia sta offrendo un contributo fondamentale all’economia del Paese e in particolare al rilancio del Mezzogiorno”.