Turismo in Basilicata, D’Alema: “Andare oltre arrivi e presenze”
Il quotidiano “La Nuova del Sud” ha pubblicato la riflessione del Presidente Francesco D’Alema, in merito alla sfide che attendono la Basilicata in fatto di sviluppo turistico. L’intervento è riportato integralmente di seguito:
C’è un punto dal quale vogliamo partire per affrontare la discussione sul turismo in Basilicata: il turismo è un’industria. Un’industria particolare, perché il suo prodotto nasce dall’incontro tra imprese e territorio, tra ospitalità, cultura, paesaggio, infrastrutture, servizi e identità. Ma pur sempre un’industria, che produce fatturato, occupazione, investimenti e valore aggiunto e che, proprio per questo, deve essere conosciuta e governata con gli strumenti della politica economica. Il turismo non è, dunque, semplicemente il movimento di persone che arrivano in una destinazione, trascorrono una o più notti e poi ripartono. È un sistema economico complesso, nel quale interagiscono imprese, lavoratori, infrastrutture, servizi, investimenti e territori. Un albergo, un ristorante, una visita guidata, un museo, un servizio di trasporto, un evento culturale contribuiscono insieme alla costruzione del valore di una destinazione.
Se questa è la prospettiva dalla quale vogliamo guardare al turismo della Basilicata, dobbiamo fare un salto di qualità nella conoscenza del settore. Un esempio significativo arriva dai dati di Matera, mettendo a confronto il 2025 con il 2019. Gli arrivi turistici sono cresciuti di circa il 23%, passando da 388 mila a oltre 479 mila, mentre le presenze solo del 2,6%, da 730 mila a circa 749 mila. La permanenza media, quindi, scende da circa 1,9 a circa 1,6 notti. Nello stesso periodo i posti letto sono cresciuti del 44%. Con questi numeri, l’occupazione media dei posti letto cala, incidendo sui margini delle imprese. Sempre nello stesso arco temporale, gli esercizi ricettivi sono aumentati da 718 a 1.162.
Sono numeri importanti, che raccontano una città con un’offerta ricettiva molto più ampia e una domanda che continua a crescere. Ma pongono anche domande alle quali le statistiche tradizionali non sono sufficienti a rispondere. Se gli arrivi crescono molto più delle presenze, come sta cambiando la durata media dei soggiorni? Se aumenta il numero delle strutture ricettive, come evolve la loro redditività? La crescita dell’offerta è accompagnata da livelli adeguati di occupazione? Quali mercati producono maggiore valore? Quanto spendono i visitatori al di fuori delle strutture ricettive? E ancora: le imprese sono diventate più produttive? Riescono a sostenere l’aumento dei costi del lavoro, dell’energia, delle forniture e della distribuzione? Gli investimenti realizzati stanno producendo risultati economici adeguati?
Condivido l’analisi del componente del Gruppo tecnico Turismo di Confindustria, Giacinto Gino Marchionna: il turismo è industria e va misurato come tale. La salute economica degli alberghi è il presupposto dell’occupazione. Solo imprese con buona redditività, e quindi con occupazione e prezzi medi sostenibili, possono assumere, formare e stabilizzare il personale. Se crescono i posti letto ma non le presenze, il rischio è comprimere i margini e, a cascata, il lavoro. Per questo l’Osservatorio deve misurare anche redditività e occupazione, non solo arrivi e presenze.
Non sono domande accademiche. Riguardano direttamente la capacità delle imprese di restare competitive e quella delle amministrazioni di costruire politiche pubbliche efficaci. Per questo la Basilicata avrebbe bisogno di un Osservatorio turistico regionale realmente evoluto. Non un ulteriore contenitore di statistiche, ma uno strumento capace di leggere la salute economica dell’intero comparto. L’obiettivo dovrebbe essere conoscere, in forma aggregata e nel pieno rispetto della riservatezza delle singole aziende, non soltanto i ricavi del settore, ma anche i costi necessari a produrre il servizio. I bilanci delle imprese turistiche potrebbero diventare una fonte straordinaria di conoscenza. Attraverso dati aggregati, anonimizzati e metodologie condivise sarebbe possibile analizzare l’evoluzione dei costi del personale, dell’energia, delle forniture, degli affitti, dei servizi di intermediazione e degli altri principali fattori produttivi.
Non si tratterebbe di controllare le imprese, né di introdurre nuovi adempimenti burocratici. Si potrebbe invece costruire un sistema volontario e rigoroso nel quale le informazioni economiche diventino uno strumento di crescita collettiva. Potremmo così sapere qual è il costo medio di gestione di una struttura ricettiva in Basilicata, come varia la redditività tra le diverse categorie, quanto incidono i costi del lavoro sui ricavi, quali sono i margini per nuovi investimenti e quali fattori frenano maggiormente la competitività. Sarebbe un salto culturale importante. Una destinazione non può essere considerata competitiva soltanto perché aumenta il numero dei posti letto. Deve essere capace di generare imprese sane, occupazione qualificata, investimenti sostenibili e valore duraturo.
Un Osservatorio di questo tipo dovrebbe nascere dalla collaborazione tra soggetti diversi ma complementari. La Regione potrebbe contribuire alla programmazione e alla conoscenza dei flussi; i Comuni e gli enti locali portare la prospettiva dei territori; la Camera di Commercio offrire una lettura del tessuto imprenditoriale e delle dinamiche economiche; Confindustria Basilicata favorire il coinvolgimento del sistema produttivo; università e centri di ricerca garantire rigore metodologico e capacità di analisi. A questi soggetti dovrebbero affiancarsi gli operatori turistici e le associazioni di categoria. L’Osservatorio dovrebbe essere soprattutto un luogo nel quale i dati vengono interpretati e trasformati in strumenti per decidere. Un’amministrazione che sceglie di investire in una nuova infrastruttura turistica dovrebbe poter conoscere i mercati ai quali si rivolge, la capacità ricettiva esistente e gli effetti economici attesi. Un’impresa che valuta l’apertura di una nuova struttura dovrebbe poter disporre di informazioni sulla domanda, sulla concorrenza, sui costi operativi e sulle prospettive del mercato.
La Basilicata, inoltre, non è un unico mercato turistico. Matera, Metaponto, Maratea, le aree interne, i territori montani e le altre destinazioni presentano stagionalità, domanda e modelli di offerta differenti. Serve quindi una lettura integrata, ma sufficientemente dettagliata da consentire politiche mirate. Ed è proprio qui che si apre una seconda questione strategica: il rapporto della Basilicata con il resto del Mezzogiorno. Accanto alla costruzione del Brand Basilicata, occorre ragionare sulla possibilità di una vera macroregione turistica del Sud. La Basilicata può proporsi come piattaforma territoriale tra Tirreno e Ionio, capace di mettere in relazione alcuni dei grandi attrattori del Mezzogiorno: Matera, la costa ionica, Maratea, il Cilento, la Puglia, la Costiera Amalfitana e Napoli. Non soltanto una destinazione autonoma, dunque, ma anche un nodo di un sistema territoriale più ampio. Questa prospettiva cambia anche il modo di leggere i dati. Se un visitatore internazionale costruisce il proprio viaggio attraversando più territori, il valore economico prodotto non può essere interpretato esclusivamente entro i confini amministrativi. Bisogna conoscere flussi, connessioni, mobilità, permanenza complessiva, spesa e relazioni tra destinazioni complementari. La logica non può essere soltanto quella della concorrenza tra territori confinanti. Deve diventare quella della cooperazione.
I mercati internazionali cercano sempre più esperienze ampie e integrate. Mettere in rete patrimonio culturale, coste, paesaggi, enogastronomia, città d’arte, aree interne e infrastrutture significa costruire itinerari più ricchi, aumentare la permanenza dei visitatori e accrescere il valore generato dalle imprese. La sfida dei prossimi anni, quindi, non sarà soltanto aumentare gli arrivi. Sarà collocare stabilmente la Basilicata dentro i grandi itinerari turistici internazionali del Mediterraneo. Per farlo, il turismo deve entrare sempre più nel linguaggio della politica economica e delle strategie industriali della regione. Questo significa investire nella formazione, nella qualità del lavoro, nella digitalizzazione, nelle infrastrutture, nella mobilità e nella capacità delle imprese di innovare. Significa costruire una collaborazione più stretta tra pubblico e privato e superare una visione frammentata della destinazione.
La creazione di un Osservatorio turistico regionale potrebbe essere uno dei primi passi. Non per aggiungere un altro strumento di rilevazione, ma per costruire una nuova cultura del dato: una cultura nella quale i numeri non servano soltanto a raccontare ciò che è accaduto, ma aiutino a decidere ciò che vogliamo realizzare. Perché il turismo è un’industria. E una regione che vuole farne un motore strutturale di sviluppo deve avere il coraggio di conoscerla, misurarla e governarla. La competitività turistica della Basilicata non si costruisce soltanto aumentando arrivi e presenze. Si costruisce soprattutto aumentando il valore che il turismo genera per le imprese, per i lavoratori e per le comunità, e attraverso la capacità di inserire quel valore in un sistema territoriale più ampio, integrato e competitivo.
È questa, oggi, la vera sfida.