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Somma: “Su questione petrolio recuperare ragionevolezza e responsabilità”

Sulla questione petrolio in Basilicata si rischia una pericolosa deriva, con il concreto pericolo di acuire una situazione già di per sé estremamente complicata“.

E’ questo l’incipit dell’intervento del presidente Francesco Somma, pubblicato sui quotidiani di oggi, 8 settembre 2020, riportato integralmente di seguito:

L’emergenza sanitaria ed economica determinata dal Covid-19 ha prodotto un impatto devastante sull’Oil&Gas e, in generale, sulla domanda di energia mondiale, per la quale si stima, nel 2020, una contrazione di sette volte maggiore rispetto a quella della crisi finanziaria 2008-2009. Oggettivi elementi di analisi, questi, del tutto assenti nelle ricostruzioni di parte, spesso fuorvianti e non corrispondenti ai fatti, che arrivano in questi giorni dalla Val d’Agri, dove gli andamenti globali della domanda e dell’offerta stanno producendo evidenti effetti

Siamo fortemente preoccupati per le strumentalizzazioni di alcuni sindacalisti che, facendo leva sul consolidato pregiudizio che da sempre accompagna le attività estrattive in Basilicata, distolgono l’attenzione dalle reali questioni con cui siamo tutti chiamati a confrontarci in questo preciso momento storico.  Un linciaggio gratuito e ingeneroso che scarica le difficoltà esclusivamente sulle imprese del settore, che, al contrario, con grande senso di responsabilità e non senza difficoltà, stanno sostenendo ingenti sforzi per garantire continuità occupazionale, anche in presenza di una congiuntura senza precedenti.

E’ giunta l’ora di ricordare ai fomentatori di disordine di professione che non è indebolendo le imprese che si creano nuovi posti di lavoro. Non è questo il tempo di assecondare desideri di protagonismo, ma di far prevalere responsabilità e collettività. Per il bene dei lavoratori, del territorio e delle sue attività produttive c’è molta parte di verità da ripristinare, a partire dai numeri, spesso errati, forniti in questi giorni: il volume estrattivo del Centro Oli di Viggiano, proprio a causa del crollo della domanda, è ancora lontano dai livelli pre Covid, con le ovvie ricadute che questo produce in termini di riduzione delle attività. È quantomeno incoerente, poi, che arrivi proprio dal sindacato la richiesta di ripristinare la situazione occupazionale ante pandemia che, a questo punto, dovrebbe avvenire in barba alle prescrizioni dei protocolli anti contagio, che Eni ha adottato all’interno del Cova per garantire la massima sicurezza di tutti i lavoratori.

Abbiamo assistito alla proclamazione di uno sciopero generale che ha celato, dietro grandi temi, rivendicazioni da affrontare sui consueti tavoli concertativi, tra l’altro già preannunciati, evitando di arrivare all’esacerbazione degli animi. Tanto più in un generale contesto occupazionale già di per sé fragile e che il Covid continuerà a mettere a dura prova nei prossimi mesi.

La violenza verbale e gli argomenti di chi tenta di attribuire finalità ricattatorie alle interlocuzioni in corso per la definizione di una questione complessa come quella del rinnovo della concessione Val d’Agri sono inaccettabili per una regione che si candidi a essere terra di investimenti e quindi di lavoro.

Fa bene l’assessore alle Attività produttive, Franco Cupparo, a non credere alla presunta volontà di Eni di utilizzare il rinvio del rinnovo in maniera strumentale. Noi ne siamo certi e auspichiamo che si pongano in essere tutte le condizioni per chiudere al più presto questa importante partita, contemplando anche investimenti “non oil”, secondo un variegato modello di sviluppo sempre più complessivamente sostenibile. A tal proposito, va segnalato il positivo interesse di molte nostre imprese alle possibilità di nuovi investimenti che potrebbero aprirsi in attuazione di quanto previsto dell’accordo sottoscritto con Total. A dimostrazione, ancora una volta, dell’esistenza di un tessuto imprenditoriale in Basilicata che vuole crescere e investire non solo sul territorio ma anche insieme al territorio, creando nuove occasioni di lavoro di qualità per i cittadini lucani. Imprese che chiedono a istituzioni, parti datoriali e sindacali di essere accompagnate su un percorso di positiva evoluzione e non di disfattismo.  A tal proposito, riteniamo necessario sottoporre a un tagliando il cosiddetto “contratto di sito”, rispetto al quale, a nostro avviso, va aperto un sereno e responsabile dibattito tra i soggetti firmatari su possibili migliorie da apportare per correggere ciò che non ha funzionato.

Auspichiamo vivamente che già nelle prossime ore le relazioni tra le parti possano evolvere dal livello dello scontro a quello, consueto e storicamente fruttuoso, della concertazione – serrata ma autentica e concreta – che ci aiuti a trovare insieme le risposte che realmente occorrono in questo momento, alla stregua dei positivi risultati raggiunti con la quasi totalità delle  sigle sindacali su importanti temi che impattano l’indotto.

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