Confindustria Basilicata
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Somma: “Attendiamo lo sblocco dei cantieri pubblici e vere semplificazioni”

Riteniamo che il confronto sia una base fondamentale per l’adozione di misure efficaci, anche per superare  gli ostacoli emersi nella fase di esecutività degli interventi fino a ora messi in campo.   Ci sembra che a volte sia mancata la chiara percezione sulle farraginosità e le incrostazioni delle burocrazie che ingabbiano le nostre economie, com’è accaduto nell’applicazione delle misure del decreto Liquidità. Solo negli ultimi 10 giorni sembra che qualcosa si sia finalmente sbloccato. Nell’ultimo decreto Rilancio, ci è sembrato di cogliere un segnale di apertura importante sia riguardo al metodo che al merito. E’ evidente che una serie  di misure in esso previste sono il frutto di proposte fatte anche da Confindustria. Mi riferisco al taglio Irap, anche se ora ci sarà da capirne la reale portata:  è fondamentale chiarire se la cancellazione riguarda solo il saldo che sarebbe poca cosa o se, come auspichiamo, è relativa anche al primo acconto. Nasce dalle proposte di Confindustria anche il fondo da 12 miliardi di anticipazioni alle regioni per i pagamenti dei debiti alle imprese da parte delle Pubbliche Amministrazione”.

Così il presidente designato, Francesco Somma è intervento all’interno del webinar “L’employer branding dell’azienda Italia” organizzato dall’Officina Novaurora, rispondendo alle domande del presidente Eustachio Cuscianna sui rapporti tra Confindustria e Governo e su una prima valutazione relativamente alle misure adottate fino a ora per far fronte all’emergenza economica determinata dal Covid-19.

C’è una gamba mancante – ha proseguito Somma nel suo intervento – che a nostro avviso resta fondamentale per determinare una reale ripartenza, ed è quella relativa al rilancio della domanda pubblica, che ci auguriamo possa essere oggetto del prossimo decreto. Più in generale, è necessario dotare il Paese di una visione strategica, definendo dove e come allocare le risorse.  Rimane quanto mai urgente investire nel settore maggiormente anticiclico, quello dell’edilizia pubblica, dove ogni euro investito ne produce 3 di indotto. Accanto a questo riteniamo che la priorità assoluta sia abbattere il castello kafkiano della burocrazia”.

Rispendendo poi ad alcune sollecitazioni rivoltegli dal professor Claudio De Vincenti, già ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, in merito all’ipotesi di intervento statale per la patrimonializzazione delle imprese, ha aggiunto: “Per il 2020, detraibilità per le persone fisiche e deducibilità per quelle giuridiche del 20 per cento delle somme investite per l’aumento di capitale sociale rappresentano novità assolute nel panorama italiano che vanno accolte con il giusto riconoscimento. Per le imprese, e in particolare per quelle del Mezzogiorno, rappresentano strumenti concreti per un  irrobustimento che consenta di guardare con maggiore fiducia e stabilità al futuro. E’ chiaro che occorre scongiurare il rischio di una nuova nazionalizzazione. Per fare questo è necessario prevedere in maniera chiara le successive modalità di uscita dello Stato dal capitale delle imprese, lasciando, durante il periodo della partecipazione, la gestione agli imprenditori. Questa crisi, inoltre, ci consegna anche una riflessione culturale più profonda: il turbocapitalismo finanziario, che tanti danni ha provocato, deve essere sostituito dal capitalismo industriale delle origini, fatto di imprese dedite non a estrarre valore ma a produrre valore. E’ dalla produzione di valore che troveremo risposte alla crisi economica, sociale e di umanità che ha caratterizzato gli ultimi 20 anni di finanziarizzazione senza limiti né regole del sistema economico mondiale”.

Infine, sull’Europa ha concluso: “Sospensione del Patto di stabilità, sospensione del divieto di aiuti di stato nell’ambito del Temporary framework, il fondo Sure, i fondi Bei, il Mes senza condizionalità, l’acquisto di titolo di Stato sul mercato secondario da parte della BCE e il Recovery fund, da cui ci aspettiamo un inizio di politica economica comune, sono tutti elementi che testimoniano un’Europa che ha svoltato rispetto al passato e che ha capito la lezione che la crisi ci ha consegnato. In questo nuovo quadro l’Italia può avere un ruolo decisivo nella costruzione di un’Europa di Prosperità, Pace, Benessere e di quel capitalismo dal volto umano che nel Vecchio Continente può svilupparsi meglio che altrove”.

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